Intelligenza culturale e le nuove competenze ICF

21/01/2021


Tutti noi coach ICF dal 2021 ci misureremo con un nuovo set di competenze che ci richiede apertura verso l’identità, l’ambiente, le esperienze, i valori e le credenze dei nostri coachee, cioè verso la loro cultura. E non solo, dovremo anche considerare come la nostra cultura possa influenzare il nostro essere coach. Ad esempio, per la competenza “Esprime il coaching mindset” “il coach “Sviluppa e mantiene una mentalità aperta, curiosa, flessibile e centrata sul cliente.. Resta consapevole e aperto all'influenza del contesto e della cultura su sé stesso e sugli altri”.

 

Ma cosa si intende per cultura? M. Harris: la definisce come “le tradizioni socialmente apprese ed acquisite e i modi di vivere dei membri di una società, ivi inclusa la loro maniera strutturata e reiterata di pensare, sentire e agire (cioè di comportarsi)”. E così noi siamo le nostre esperienze e il come le abbiamo elaborate; la nostra cultura personale è come un puzzle che si compone di tutte le culture a cui siamo stati esposti: il paese di origine, quello in cui viviamo, la nostra religione, il nostro genere, le scuole che abbiamo frequentato, il nostro contesto lavorativo, e così via. La cultura diventa le lenti con cui interpretiamo la realtà che ci circonda ed il comportamento altrui.

 

Riscontriamo le diversità culturali in ambienti multiculturali o quando operiamo (lavoriamo, studiamo o ci relazioniamo) in un altro paese. Ma non sono gli unici ambiti, la diversità culturale è anche “domestica”: in un mondo globalizzato e contemporaneamente diversificato come il nostro le riscontriamo quotidianamente e, di conseguenza, anche nei nostri percorsi di coaching.

Diventa, quindi, importante allenarsi a operare e relazionarsi efficacemente in contesti culturali diversi dal proprio. Tutto ciò vuol dire sviluppare Intelligenza Culturale (CQ: cultural quotient).

Il conoscere, riconoscere e comprendere l’altrui cultura, inoltre, non vuol dire dimenticarsi della propria, ma solo ricordarsi che le nostre lenti non ci permettono di veder tutto bene, alcune volte possono distorcere la visuale. E quanto è utile tale esercizio per estraniarsi dal giudizio!

Per allenare l’intelligenza culturale si può partire da un modello (*) semplice ma estremamente efficace che ci spinge a riflettere su:

  • qual è la nostra motivazione all’interazione,
  • quanto conosciamo le altre culture,
  • qual è la nostra abilità strategica nel pianificare gli incontri e verificare cosa ha funzionato e cosa no,
  • quanto agevolmente ci muoviamo in contesti culturali diversi, usando adeguatamente atti linguistici, verbale e non verbale.

Il livello di CQ è misurabile tramite un test (*) ma, per dare una prima indicazione di supporto all’auto-valutazione, possiamo dire che:

  • se giudichiamo e valutiamo le situazioni sulla base del nostro contesto culturale e ignoriamo le differenze o le consideriamo irrilevanti, il nostro livello di CQ è basso;
  • Se riusciamo a riconoscere le norme di altre culture e cominciamo ad associarle nei comportamenti e nei modi di pensare, siamo motivati a conoscere di più sulle altre culture, allora il nostro è un livello intermedio, probabilmente ancora ci concentriamo di più sulle similitudini che non sulle differenze tra le persone.
  • Infine, il nostro livello di CQ è alto quando l’interazione con culture diverse diventa quasi automatica e subconscia, riusciamo ad adattare il comportamento ad altre norme culturali, cogliendo le differenze e, con queste, guidare l’innovazione e l’efficacia.

 

Autrici: Francesca Garofalo, PCC – Luisa La Via, PCC

Relatrici al webinar per ICF Italia “L’intelligenza Culturale a supporto dello sviluppo delle nuove competenze ICF” - 30/11/2020

 

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